FEDERCOMATED
STOREMAT
« Dopo tanti anni di congiuntura favorevole è dura ritornare con i piedi per terra, anche perché forse credevamo che i piedi fossero già perfettamente per terra.
La crescita del decennio 1996/2006 ci aveva viziato un po', immaginavamo che il nostro ruolo di imprenditori della distribuzione, dopo anni di sacrifici, di investimenti, certamente effettuati in un lungo periodo di buone e concrete prospettive lavorative, fosse alla fine realmente cambiato, fosse diventato addirittura più nobile.
C'era da vantarsi a dichiararci "imprenditori della distribuzione edile", l'impressione era quella di una categoria che finalmente giocava il suo ruolo centrale nel mercato delle costruzioni.
Ma forse era più di una impressione, e i fatturati di quel decennio sono ancora lì a dimostrarcelo, se per caso avessimo qualche vuoto di memoria.
Morale, avevamo realizzato il nostro sogno, o almeno quello di molti di noi distributori che non si accontentavano di essere solo tali, ma che volevano diventare qualcosa di più: un punto di riferimento per i nostri clienti, un valido partner per i produttori, figure professionali che avevano il magico potere di trasformare le domande in risposte.
Se ci guardiamo oggi, dopo un paio d'anni di flessione, per quanto grave, non ci riconosciamo più. Almeno, io non mi riconosco più. Sia chiaro, non rimpiango nulla di quello che ho fatto insieme ai miei collaboratori per far crescere la mia azienda.
Anzi, se potessi tornare indietro rifarei le stesse cose, perché al di là dei problemi generati dalla crisi finanziaria mondiale che stanno penalizzando le economie di tutti i paesi, lo sviluppo organizzativo e logistico delle aziende ha fatto giganteschi passi in avanti.
Ma oggi, tutto questo sembra aver perso il suo senso, come se cercare di crescere fosse un anacronismo, una velleità, una spudorata e futile ambizione. Ha perso il suo senso perché il mercato è tornato a essere quello di 15 anni fa, tutti contro tutti, prezzo contro prezzo, con relativa invasione nei cantieri da parte dei produttori per vendere tutto il possibile in ogni modo possibile.
Oggi si ha paura a preventivare il giusto prezzo perché si perdono le vendite. Oggi si ha paura a vendere perché il rischio dell'insoluto è altissimo.
Per darsi una dignità il mercato della distribuzione ci ha messo 10 anni, per perderla è bastato un mese. Poiché cerco di rimanere in magazzino il meno possibile per non rattristare i miei collaboratori con le mie pive e lo spettro del sogno infranto che traspare da ogni mia esteriore espressione, frequento convegni e se non ce ne sono li organizzo, lavoro per Sercomated perché, se non altro, mal comune mezzo gaudio (non è vero, non c'è alcun gaudio, nemmeno mezzo, né fra i colleghi, né fra i produttori).
Non è che fuggo o mi metto in disparte, ci mancherebbe, è che continuo a credere che solo confrontandomi con i miei simili, cercando sopratutto di ritovare quella unità che sembra essersi smarrita insieme ai lavori e ai pagamenti, si possa trovare una via di uscita. E non esiste la via di uscita "individuale", come non può esistere una categoria di imprenditori della distribuzione che possa definirsi tale se non riesce a trovare una linea comune di comportamento nei confronti del mercato. Il risultato di questa "insufficienza" mentale, sostanzialmente una mancanza di carattere, si è materializzato con l'inizio della crisi. In Federazione prima e in Secromated poi, nella mia Ascomed sempre, non faccio altro che parlare di queste cose. Ma, per quello che mi riguarda, la cosa che più mi fa arrabbaire è che ciò che sta accadendo mortifica il mio sogno, e questo mi rifiuto di accettarlo.
Sappiamo tutti che anche questo 2010 sarà un anno di sofferenza, ma rischiamo come spesso è accaduto in passato di subire molto più degli effetti della crisi: il rischio vero è quello di perdere una identità che ci è costato fatica conquistare.
Perchè i valori congiunturali salgono e scendono, le oscillazioni del mercato non sono una novità. Il senso di stare davvero insieme è quello di fronteggiare insieme i problemi e guidare insieme la ripresa, partendo dai comportamenti. O, se preferite, dalla consapevolezza dell'importanza del nostro ruolo all'interno della filiera, un aspetto che purtroppo troppe persone stanno dimenticando. Non posso e non voglio rinunciare a questi valori e non vi nascondo che mi piacerebbe una levata di scudi da parte di tutti i miei colleghi. I sogni, quelli veri, si difendono. Sempre. Insieme ci sarà più facile. >>